Fonte: Efsa
Data: 06/03/2017
“Alcuni batteri presenti nell’uomo, negli animali e nei cibi continuano a presentare resistenza ad antimicrobici di largo utilizzo”: è quanto afferma l’ultimo rapporto sulla resistenza agli antimicrobici (Amr) nei batteri, curato dall’Efsa e dal Centro europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (Ecdc).
“L’Amr – ha affermato il commissario europeo per la Salute e la Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis – desta forte allarme poiché mette in pericolo la salute umana e animale. Abbiamo messo in campo notevoli sforzi per arrestarne l’aumento, ma ciò non basta. Dobbiamo essere più veloci, più forti e agire su parecchi fronti. E questo è il motivo per cui quest’estate la Commissione lancerà un piano d’azione che metterà a disposizione un nuovo quadro per coordinare azioni future, con la finalità di ridurre la diffusione dell’Amr”.
Il rapporto mostra che, in generale, la multifarmacoresistenza in Salmonella è alta in tutta l’Unione europea (UE). Gli esperti rilevano, tuttavia, che la resistenza ad antimicrobici di importanza primaria, usati nella terapia di casi gravi di salmonellosi nell’uomo, rimane bassa. “Particolarmente preoccupante – ha affermato Mike Catchpole, direttore scientifico dell’Ecdc – è il fatto che alcuni tipi di Salmonella comuni negli esseri umani, come Salmonella typhimurium monofasica, presentino un’elevatissima multifarmacoresistenza. Un uso cauto degli antibiotici in medicina umana e veterinaria è estremamente importante per far fronte alla sfida posta dalla resistenza agli antimicrobici. Tutti noi abbiamo la responsabilità di garantire che gli antibiotici continuino ad essere efficaci”.
Il rapporto evidenzia anche che i livelli di resistenza agli antimicrobici nell’Unione europea continuano a variare per regione geografica, con i Paesi dell’Europa settentrionale ed occidentale che hanno generalmente livelli di Amr inferiori a quelli dell’Europa meridionale e orientale. “Queste variazioni geografiche – ha affermato Marta Hugas, responsabile dell’Unità “Pericoli biologici e contaminanti” dell’Efsa – sono probabilmente riconducibili alle differenze d’uso degli antimicrobici nell’Unione europea. Ad esempio, i Paesi in cui sono state intraprese azioni per ridurre, sostituire e ripensare l’uso degli antimicrobici negli animali mostrano livelli più bassi di Amr e una tendenza alla diminuzione”.
Quest’anno la pubblicazione del rapporto è accompagnata da uno strumento per la visualizzazione dei dati, che mostra, Paese per Paese, i dati sui livelli di resistenza di alcuni batteri rilevati negli alimenti, negli animali e nell’uomo.
Il report include anche i seguenti risultati, con possibili conseguenze sulla salute pubblica:
· è stata rilevata per la prima volta una resistenza agli antibiotici carbapenemici nell’ambito del monitoraggio annuale a dimensione UE su animali e alimenti. I carbapenemi sono di solito l’opzione terapeutica finale per pazienti infettati da batteri resistenti agli altri antibiotici disponibili. Livelli molto bassi di resistenza sono stati osservati da Escherichia coli rinvenuti in suini e carne suina;
· Escherichia coli produttore di beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL) è stato trovato in carni bovine e suine, maiali e vitelli. I batteri che producono enzimi ESBL mostrano multifarmacoresistenza agli antibiotici beta-lattamici, che comprendono derivati della penicillina e cefalosporine;
· è stata riscontrata resistenza alla colistina a livelli molto bassi in Salmonella ed Escherichia coli presenti in suini e bovini. L’uso di questa sostanza per controllare le infezioni negli animali, in particolare nei suini, è comunemente ammesso in alcuni Paesi. In circostanze particolari, può essere utilizzata nell’uomo come antibiotico di ultima istanza;
· oltre il 10% dei batteri di Campylobacter coli riscontrati negli esseri umani mostravano resistenza a due antimicrobici di importanza primaria (fluorochinoloni e macrolidi), impiegati per curare campilobatteriosi gravi nell’uomo.
